mercoledì 18 giugno 2014

domenica 25 maggio 2014

raccolgo briciole

“Libertà l'ho vista dormire nei campi coltivati, a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato...”
Io rivedo e ritrovo ovunque le cose che amo. E succede che giro in questa città che mi è ancora del tutto sconosciuta -e che probabilmente non conoscerò mai davvero, abbastanza- e mi stupisca di due corpi sovrapposti, distesi su di un erba accecante di vita. E' il vortice del bene, è un senso di vivere compiuto, un bisogno bilaterale di unione... è “solo” un abbraccio.

E' l'abbraccio di due mani enormi, hanno vene a rilievo che sembrano canali d'acqua su di un campo coltivato. Ne hanno lo stesso profumo. Io ci sento dentro la vita, per il loro ricordo varrà sempre la pena di vivere.
E' l'abbraccio di una donna giovanissima, braccia sottili e olivastre che profumano di tabacco e sicurezza. Ogni notte le cercherò invano, sono e saranno sempre lì per me.
E' l'abbraccio di un manto caldo e soffice, esso cresce sul mio petto giorno dopo giorno. Non ci sarà mai distacco per due cuori che hanno battuto all'unisono.
E' l'abbraccio dell'addio, quello dato “in tempo” o “troppo tardi”. Quello che ha un inizio e mai una fine.
E' l'abbraccio autonomo, quello della sopravvivenza giornaliera.

Mi passano tutti davanti i miei abbracci e nel vederli addosso agli altri mi scappa un sorriso.

Manca solo un abbraccio, ora.  

martedì 29 aprile 2014

...e non smetto di volere

Sta nel soffio del respiro quel che cerco.
Le parole impolverano la mente, rigano l'anima, scuciono il cuore.
Sta nei gesti quel che voglio.
Le cose materiali riempiono buchi, non mancanze, occupano volumi di spazi sbagliati. Il vuoto è lì dove le misure nulla possono.
Sta nello sguardo sincero la mia voglia di sosta e riposo.
Le mezze verità hanno la presunzione di additare le menzogne, non riconoscono loro stesse nel riflesso.
Sta nella protezione il mio nido.
Le mancate sensibilità sono richieste d'amore immeritate, scambi poco equi di animi feroci, in subbuglio.

Il libro che giace nel mio petto è fitto, usurato, scritto con una pessima calligrafia. Vi si trovano ricordi lontani, alcuni rimpianti, molti sorrisi.

Sta nelle pagine bianche il mio desiderio di vita.

domenica 13 aprile 2014

danza solitaria

Il cancello chiuso, fuori orario visita. Ne sono consapevole... e suono. Mi aprono subito, forse troppo presto, contavo in un'attesa più lunga. Quel tanto che basta per immagazzinare aria, questione di sopravvivenza emotiva. Ora manco da molto, mi sembra un tempo così dilatato questo che ci separa... da quando lei non c'è più, da quando la vita ha preso ritmi diversi, da quando nuovi vuoti si sono creati e mai più si riempiranno. E io lontana, e poi vicina, e poi lontana ancora... in questa danza solitaria che non trova una pista da ballo dove compiersi. Una volta per tutte. E poi eccoli, seduti ai tavoli giocano il gioco bizzarro della sopravvivenza dove ognuno fa la sua mossa. Li vedo tutti i miei ballerini, sono qui per ricordarmi che non si smette mai di piroettare, che fai un giro su te stessa e per un attimo sembra tu vada a tempo con un'altra persona, poi torni a danzare da sola e via così, finché l'anima regge allo scompartimento del respiro. Nei loro gesti, nei respiri affannati, nelle parole trascinate, ritrovo per un attimo tutto ciò che ho perso. 
Bacio, abbraccio, stringo mani calde, mani fredde, occhi ciechi, cuori grandi.

giovedì 27 marzo 2014

"...davanti all'estrema nemica non serve coraggio o fatica..."

Farina cccv (chell ch 'c vò), equivalente di qb (quanto basta), concetto astratto di quantità immaginaria per cuochi liberalisti, rivoluzionari, innovativi, poco propensi ad attenersi alle regole.

Uova 4/5/6... quant'è vero che i numeri sono infiniti. A casa nostra vinceva l'interpretazione personale. In nome dell'individuo.

Zucchero na 'nzign (un po), non troppo, non poco, alternativa a cccv.

Fecola ccsr (chell ch 's raccoj), potrebbe apparire, di primo acchitto, un quantitativo indefinito. Non c'è in natura metro di misura più preciso, “quella che si raccoglie” è una quantità che decide l'impasto. Noi siamo spettatori della ricetta che si autocompie.

Latte nu bicchierucc (un bicchiere di piccole dimensioni), a casa nostra non è mai esistito contenitore più piccolo del boccale da vino. Ci sono misteri che rimangono tali anche all'interno del nucleo familiare.

Limone solo buccia, chiedi a Stefano... che da noi voleva dire, non ti fare fregare dal fruttivendolo... “fatti dare un limone buono”.

Lievito “angeli”, quando la qualità ha più importanza della quantità.

180° (a metà che sennò s'abbruc), 45 minuti.

Mi risbuchi nella cartellina dei dolci, pure qui. Da viva saresti stata capace di schiattare in un dipinto (tanto non riuscivi ad esser felice, mai), ora che sei morta... sei ovunque. Ho sentito il profumo della tua ciambella, come potrei mai riuscire a rifarla uguale?! E' un'alchimia di quantità e ingredienti introvabili (Stefano ha chiuso ormai).
Prepara il ciambellone nò.
Pensa a tutto tu.



giovedì 27 febbraio 2014

Sei quercia nei miei pensieri

Ti riportiamo a casa.
E tu sai che questa è la via del ritorno: riconosci gli odori ed i colori, tutto intorno ti urla familiarità. Tutto intorno è intatto, nulla più è come prima. Manchi tu nel tuo corpo stravolto, e c'è la casa, e c'è la terra, e non c'è più la tua abitudine. La tua vita è fuggita via, s'è portata dietro tutto quello che ti rendeva un uomo. Un uomo nella sua casa.
Io, seduta, guardo te, cerco nei tuoi occhi quella lucidità che è sempre stata ancora di salvezza. Per te, per me, per questa famiglia striminzita, minuscola, retta da quattro anime in croce. 
Potentissimo legame di micromondi assoluti. 
Fai cenno di si con la testa, sei arrivato e ti sento perso, lontanissimo. Vorrei cavarmi gli occhi, il cuore, la mente, vorrei fartene dono, così che tu possa ancora una volta, una volta soltanto, “sentire” il tuo mondo. Così stringo la tua mano, è la stessa in cui mi sono rintanata innumerevoli volte, ci ho versato lacrime, ci ho riso di gioia pura. 
Non ti lascio. 
Le vedi queste mura porose? E' la tana che tu hai costruito e mantenuto con infinita cura, giorno dopo giorno. I fatti hanno riempito le nostre esistenze, i silenzi erano conferme di cose già acquisite, la “casa” eravamo Noi.

E tu, che sei partito molto prima del tuo corpo, hai portato via con te la quiete del mio nido e quel senso di pace che solo le radici profonde, sanno dare.  

martedì 11 febbraio 2014

Le cose che contano

La luce gialla, quella che “abita” la casa. Quella che illumina il quadro vivo, in movimento. Tutto scorre dentro una finestra, tutto può essere il sunto perfetto, completo, di un'intera esistenza.
I capelli non sono mai in ordine, li tira dietro, li imprigiona nel fermaglio di metallo. E' una sorta di autopunizione, un rimprovero costante a se stessa, per non riuscire ad essere “in ordine”, per non essere “perfetta” come la tipa del terzo piano (le donne che dominano l'umidità ed il tempo attraverso i loro capelli, sono davvero insopportabili). Non sa di essere bella e, probabilmente, se ne fosse consapevole, smetterebbe di esserlo. La bellezza sta in quelle cose vere, delicate e inconsapevoli. Parla al canarino che abita nella gabbia verde, sgrana gli occhi davanti la televisione, sorride al figlio. Sempre. La sera, quando la luce gialla chiude gli occhi, fuma la sua sigaretta appoggiata con i gomiti sul davanzale. E canta. Lo fa piano, ma con chiarezza... una bimba canta la canzone antica della donnaccia, quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia”... Ha passato la sua vita a non far rumore, ed è riuscita a smuovere grandi cose. I suoi giorni sono andati “storti”- come i suoi passi - uno dopo l'altro, e la sua fermezza non ha vacillato mai.

E' giovane, è sola, è l'equilibrio più azzeccato che la natura sia riuscita a creare.